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Regali ai privati e reparti inutili. La verità sul miracolo De Luca

di Enrico Fierro e Vincenzo Iurillo | il Fatto Quotidiano1 Giugno 2020

Buttate nel cestino i sondaggi di novembre che lo davano sconfitto senza alcuna possibilità di recupero. Quei numeri sono la preistoria della politica. Quando il virus non aveva ancora sconvolto l’Italia, e la pandemia non permetteva a Vincenzo De Luca di mettere mano alla sua più grande virtù, quella di essere un moderno “occasionista”. Il copyright è dello studioso Isaia Sales, che vede il “governatore” come “erede di quella cultura politica che per secoli ha governato con il teorema grandi calamità, leggi speciali e controllo politico su tutto”. Un terreno sul quale Vincenzo ‘o presidente non ha rivali.

In questi mesi se il governo chiudeva, lui, a reti e satira unificate, chiudeva di più, anche la “frontiera” campana. Se a Roma si decideva che ristoranti e pizzerie potevano portare il cibo a domicilio, lui diceva no, in Campania la pizza non viaggia. “Lanciafiamme e guanto di velluto”. Piglio duro contro “i cafoni dei baretti” e attenzione alle fasce più deboli. I 250mila pensionati al minimo, ad esempio, che vedranno lievitare le loro pensioni a mille euro al mese. Un mix di decisioni, annunci, battute che hanno trasformato il “governatore” in una star del web. Fino a suscitare l’entusiasmo di Naomi Campbell, fulminata dal “lanciafiamme”.

Ma ci sono cose che Naomi non sa. Dietro i “fratacchioni”, i runner “cinghialoni” e le altre amenità buone per i titoli di giornale, si nasconde una realtà fatta di fallimenti, scelte sbagliate e sprechi assurdi. Un uso cinico dell’emergenza con un solo obiettivo: la conquista del consenso, fatta di strizzatine d’occhio a ceti sociali diversi (dai padroni delle cliniche private ai pensionati), la rielezione, il trionfo nelle urne a settembre.

Tamponiveloce in tutto, tranne nel monitoraggio

Tanta celerità nel bloccare baretti e giovani in vena di emozioni alcoliche, passo da bradipo nei tamponi. In Campania (con 410 morti da Covid e 4.777 infettati) quelli fatti fino al 28 maggio sono 189.068, 90.670 i casi testati. Nel Lazio (più o meno la stessa popolazione della Campania), dove i morti sono stati 708, ne sono stati fatti 245.993. In Toscana (3,73 milioni di abitanti) 242mila, in Emilia Romagna 310mila. Numeri, dati noiosissimi, che però incidono sulla vita e la salute delle persone e che incrinano la narrazione deluchiana. “Siamo i primi, la nostra sanità è un modello europeo”. La verità è che il modello sanitario campano arriva all’emergenza Covid devastato da anni di commissariamento e di tagli “lineari”. Tradotto: meno ospedali sul territorio, deboli politiche di prevenzione, massacro di medici e infermieri.

Forbici Da commissario ha ridotto medici e posti

De Luca è stato commissario straordinario del piano di rientro dai 9 miliardi di debiti accumulati negli anni precedenti. Una gestione draconiana che ha portato al taglio di 45mila tra medici e infermieri, che non ha determinato quella “svolta epocale” declamata da De Luca. Non riuscendo neppure ad alzare l’indice dei Lea (livelli minimi di assistenza), 105 nel 2015 (la legge prevede un minimo di 160), 124 nel 2016. Nel 2017 peggio della Campania ha fatto solo la Calabria. Efficientismo alle vongole, stando ai dati della Corte dei Conti che sottolinea come in Campania sia stato speso solo un terzo degli 1,7 miliardi attribuiti per l’edilizia sanitaria. “Nel frattempo – denuncia Giosué Di Maro, segretario della Funzione pubblica Cgil – grazie a un piano di rientro tutto basato su equilibri contabili, si perdevano migliaia tra medici e infermieri e si cancellavano oltre mille posti letto”. Quando il virus irrompe, la Campania ha solo 320 posti in terapia intensiva (“la sorte ci ha voluto bene – dice Marco D’Acunto, segretario del settore sanità privata della Cgil – altrimenti qui sarebbe stato un disastro”). E De Luca si lancia nella costruzione dei Covid Center. Trasforma vecchi ospedali in centri per la cura del virus. Il caso più eclatante è quello di Boscotrecase. “Un ospedale di provincia senza rianimazione, con una chirurgia da routine e soli tre infermieri per undici pazienti gravissimi”, così lo descrive un medico del posto che insieme ad altri suoi colleghi firma una durissima lettera di denuncia. Non ci sono tutele per il personale, manca la preparazione ad hoc di medici e infermieri, al punto che “sia il personale che i pazienti sono esposti a rischi gravissimi”, scrivono. Ovviamente nessuno li ascolta, perché la favola del “siamo i primi” prevede altro tipo di narrazione. Nuovi centri anticovid, costruiti più in fretta dei cinesi di Wuhan e del lombardo Fontana.

Magie La gara d’appalto durata un solo giorno

Un caso che resterà nella storia degli sprechi di questa emergenza, è la costruzione della mega struttura tirata su nel parcheggio dell’Ospedale del Mare a Ponticelli. Emblema di tutti gli scandali sanitari della Campania. L’Ospedale è edificato al limite della zona rossa per l’emergenza Vesuvio, è una vera città sanitaria che si estende su una superficie di 145.800 metri quadri, ha 451 posti letto, 18 sale operatorie. E due piani ancora chiusi. Tutto ciò non basta, a tempo di record De Luca indice una gara d’appalto da 18 milioni (durata un giorno), e quando i tir con i moduli prefabbricati arrivano a Napoli vengono accolti da scene di giubilo. Attualmente ospita un paio di pazienti e non in terapia intensiva. “Il senso di questa operazione è oscuro – dice il sindacalista D’Acunto – visto che abbiamo tantissime strutture vuote o sottoutilizzate”. Anche lui, come gli altri pochissimi critici, si beccherà l’epiteto deluchiano di “imbecille”. Ma in quanto ad opacità spiccano gli accordi con le strutture private. Aiop (una sessantina di case di cura con centinaia di dipendenti) e Aris, di matrice religiosa e con nove cliniche associate. In sintesi: a fine marzo la Regione Campania stabilisce un patto di tre mesi con i privati ai quali rimborserà il 95% del fatturato dell’anno precedente, a prescindere dalle prestazioni effettuate. “Un bel regalo ai privati”. Commenta D’Acunto. Che denuncia: “Abbiamo assistito a pazienti trasferiti da strutture pubbliche a cliniche private in territori dove i posti in terapia intensiva non erano saturi”.

Giudici contabili Parte l’inchiesta su 3,3 milioni

Ora la Corte dei Conti vuole vederci chiaro e capire che fine hanno fatto i 3,3 milioni sborsati, quale emergenza li giustifichi, e soprattutto la corrispondenza con il bassissimo numero di pazienti Covid ricoverati. “Ho buttato il sangue per salvare questa regione”, è il leit motiv di De Luca che esprime “disprezzo” per chi lo critica. Intanto la magistratura apre inchieste. Sull’ospedale di Boscotrecase, sulle Rsa, sugli appalti per “il miracolo” di Ponticelli, sulla gara da 750mila euro per l’analisi dei tamponi affidata all’Istituto zooprofilattico di Portici e al centro clinico Ames.