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Per Bova conta più il fisico del fisco

di Nanni Delbecchi | il Fatto Quotidiano 31 Maggio 2020

Quando l’ombra del dubbio lambisce gli eroi, si porta dietro l’ala del ridicolo. Quando Raoul Bova scrive a Luca Palamara “Ti prego di indagare su quella sentenza”, fa un gesto in fondo molto umano e molto medio (nel senso dell’italiano medio). Ma questo è il guaio, e spiega perché la preoccupazione maggiore di Bova non sia tanto la condanna per evasione, quanto il danno all’immagine. Oggi l’immagine è tutto per l’ultimo dei morti di Instagram, figuriamoci per un attore come Bova, re indiscusso del genere “fiction con Raoul Bova”. Presidiando la categoria di cui sopra è stato l’erede del commissario Cattani nella Piovra, il capitano Ultimo varie volte (gli ultimi non finiscono mai), un impavido veterinario antimafia (Il Testimone), San Francesco d’Assisi, padre Zaleski (Karol-Un uomo diventato papa), un ammirevole vice questore anti Brigate Rosse (Attacco allo Stato), un irriducibile maresciallo dei parà in Afghanistan (Fuoco amico), eccetera. Insomma, è come se tutti i busti del Pincio, più San Francesco, più padre Zaleski si fossero scoperti furbetti del Modellino redditi, con annessi commercialista di fiducia e santo in Paradiso. Alla faccia dell’immagine. Si dirà: ma la fiction italiana non racconta mica la realtà: la fugge, e sempre allo stesso modo. Già.