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[Montecannes] Un GP che è stato il festival del cinema (Alberto Antonini)

di Alberto Antoniniformulapassion.it

Non ho mai capito le critiche a “Rush”. Ron Howard voleva fare un film, mica un documentario. Se ha dipinto Lauda e Hunt a modo suo, se ha interpretato la storia un po’ all’americana, è perché stava cercando, in sostanza, di fare il suo mestiere. Cioè di fare del cinema.

La stessa impressione che ho avuto guardando il Gran Premio. Credo, anzi spero, che tanti non siano d’accordo, ma oggi ho visto soprattutto del grande cinema. Saranno gli svantaggi dell’età, che ti rende disincantato. Premetto che Montecarlo non mi è mai piaciuta, con i suoi stucchi, le sue mummie in abito da sera e i tanti Capitan Findus che scendono dalle barche. La fiera del finto. Però ho sempre consigliato a tutti di andare a vedere la pista dal vero, perché lo spettacolo è unico. A patto di non prenderlo troppo sul serio.

E passo a spiegare: in condizioni normali, i primi quattro in griglia sarebbero arrivati nello stesso ordine. Per cambiare le cose c’è voluta la safety car innescata da Charles Leclerc, miglior attore non protagonista. Voglio bene a Charles, è lucido e gentile ed è anche un grande pilota. Proprio per questo non poteva non sapere che il fantastico attacco a Grosjean all’interno della Rascasse aveva zero probabilità di essere ripetuto su un altro pilota. Romain è stato corretto e quando ha visto la Ferrari sulla destra non ha difeso la posizione. Hulkenberg, dopo di lui, ha semplicemente fatto la curva. E la gara di Leclerc è di fatto finita lì. I nostalgici, i romantici, gli appassionati diranno che era giusto provarci, che ha emozionato. E sia chiaro, hanno ragione. Ma se fossi il suo datore di lavoro gli direi: oggi avevi il passo per andare a punti e invece hai distrutto una macchina. Lo so, è brutto, ma è vero.

Vero è anche che senza quella SC, Vettel non sarebbe mai arrivato secondo. Colpa, o merito se volete, dei problemi di Bottas, finito su detriti non rimossi da commissari meno solerti del solito e costretto a un pit-stop supplementare. Colpa, o merito, anche della penalizzazione inflitta a Verstappen, a mio avviso giusta perché i tempi di uscita erano corretti, ma la manovra intimidatoria ai danni di Valtteri è stata assolutamente gratuita.

Da lì in avanti è stato (solo) grande cinema. Il monologo di Hamilton, il suo lamento via radio per le gomme che andavano in pappa, mi ha ricordato il ciclo delle Grandi Lamentele di Nigel Mansell (che più frignava e più vinceva). Strano che a nessuno sia venuto in mente che un anno fa Daniel Ricciardo aveva vinto il Gran Premio con una Red Bull che aveva perso metà della propulsione ibrida. Un film già visto, peraltro, con i leader della gara che addormentano il ritmo e le comparse che ne approfittano per segnare sequenze di inutili giri veloci. Il copione è lo stesso: su questa pista, se hai mestiere, vinci anche (o quasi) anche su tre ruote.

Lewis si teneva al centro, frenava un po’ prima e Verstappen, ‘spalla’ d’eccezione, spuntava col muso all’esterno del Loews per non tamponarlo e forse per non perdere velocità in funzione di un attacco disperato. Forse, se nel tunnel ci fosse stata una zona DRS, avremmo visto un altro film. Ma oggi per passare alla chicane del Porto serve solo una cosa: un errore di chi sta davanti.

E’ vero, comunque, che anche la Mercedes ha mostrato un punto debole, soffrendo troppo con le mescole medie. E’ vero che il film della Ferrari, pur non essendo una produzione di vertice, ha avuto almeno mezzo lieto fine. Mentre scrivo i ragazzi di Sky stanno ricevendo tante domande dai tifosi che si chiedono come andrà in Canada. Resto convinto che sia l’occasione migliore per mettere almeno una bandiera a Maranello. A proposito, sapevate che anche Montreal ha il suo festival del cinema?