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[L’intervista] “Errori di Ricciardi e Oms: perso un mese sugli asintomatici”

Andrea Crisanti – Il “padre” del metodo veneto: “La Cina ha mentito, chi controllava?”

di ANDREA TORNAGOil Fatto Quotidiano 4 Apr 2020

“A Vo’abbiamo trovato una percentuale spaventosa di asintomatici, quasi il 50 per cento degli infetti. E la loro carica virale è risultata la stessa dei sintomatici. Se questi soggetti non vengono tracciati e isolati nella popolazione generale, l’epidemia continuerà ad alimentarsi”. Andrea Crisanti è virologo e direttore della Microbiologia dell’Università di Padova. Ha una lunga esperienza nel controllo delle malattie infettive ed è stato richiamato da poco in Italia “per chiara fama” dall’Imperial College di Londra. La Regione Veneto ha puntato su di lui dopo che è riuscito a spegnere completamente il focolaio di Vo’ Euganeo (Padova), il Comune di 3.300 abitanti dove il 21 febbraio scorso è stato registrato il primo morto in Italia per Coronavirus. Quell’esperienza sarà oggetto di una pubblicazione su Nature, uno studio a cui hanno lavorato circa 40 autori dell’Università di Padova e dell’Imperial College.

Perché l’Oms continua a dire che la trasmissione avviene da soggetti sintomatici?

Penso che sia un atteggiamento irresponsabile. Noi abbiamo condiviso questi dati con il governo 30 giorni fa, tramite la Regione Veneto. Ma per il consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, senza una pubblicazione scientifica non potevano essere presi in considerazione. Ora l’articolo è pronto, attende la revisione di una delle più prestigiose riviste del mondo. Ma con questo approccio a Roma hanno perso tempo prezioso: non è così che si affronta un’epidemia. Contano le ore e anche i minuti.

Che cosa rimprovera al governo italiano?

Non voglio far polemica col governo. Come scienziato mi sento in dovere di dire se qualcosa è sbagliato e non ho riverenze nei confronti di nessuno. Penso che la responsabilità principale della situazione in cui siamo adesso sia dell’Oms. I cinesi hanno mentito al mondo e non hanno comunicato il tema fondamentale della trasmissione del virus da soggetti asintomatici. Ma l’Oms, che è andata in Cina a fare ispezioni con una task force, che controlli ha fatto? Guardi che adesso i cinesi, da quando hanno saputo di questo studio su Vo’, hanno cominciato a dire che hanno una grande percentuale di asintomatici.

Quanti asintomatici avete trovato a Vo’?

Circa il 41 per cento, che nel secondo campionamento sale al 45 per cento. Un’enormità.

Una fonte continua in grado di ricaricare l’epidemia.

È un problema serissimo. Anche perché è emerso che hanno la stessa identica carica virale dei sintomatici. Se non affrontiamo questo tema non ne usciremo. Occorre un piano di interventi e di logistica senza precedenti, tamponi, diagnostica veloce, mascherine, sistemi di tracciamento. Non vedo nulla di tutto ciò.

Vo’ almeno dimostra che fermare l’epidemia da Sars-Cov-2 è possibile.

Sì, l’esperienza di Vo’ dimostra che nonostante la capacità di questo virus di agire silenziosamente, di nascondersi e di diffondersi, la trasmissione del Sars-Cov-2 può essere completamente eliminata in una comunità.

Quali sono gli strumenti?

Bisogna intervenire rapidamente, circoscrivere i focolai, identificare tutti i positivi. E poi c’è un secondo passaggio: tornare a campionare, per vedere se è sfuggito qualcuno a distanza di qualche tempo. A Vo’ abbiamo fatto due campionamenti a distanza di 14 giorni. È chiaro che non si può fare su un’intera città, ma una città non è mai completamente infetta, ci sono anche lì dei cluster, delle piccole Vo’. Il modello può essere applicato al raggruppamento urbano, al quartiere, al gruppo di case. Ma bisogna andare a fare indagini e sorveglianza attiva.

Quello che l’Italia non è stata ancora in grado di fare.

Se l’Italia fosse stata preparata, con la capacità di fare 100 mila tamponi al giorno, l’avremmo stroncata questa epidemia. Così a Vo’ l’R0, il tasso di riproduzione dell’infezione, è stato abbattuto di più del 90 per cento.

I test sierologici rapidi?

Se fossimo sicuri che funzionano sarebbero indubbiamente utili, ma sarei molto cauto. Sappiamo ancora molto poco di questa malattia.

Il governatore veneto Zaia conta su di lei. Ma all’inizio non sono state rose e fiori.

Mai avuto problemi con il presidente Zaia, ma con un funzionario della Regione che non voleva farci fare i test sugli asintomatici: il nodo è sempre quello. Poi Zaia ha capito le mie intenzioni e ha dato fiducia alla mia impostazione. Ma voglio chiarire: lo faccio solo perché è giusto, non voglio essere tirato per la giacchetta, il mio contributo è puramente scientifico e non politico.