Il Giglio magico sembra la famiglia Passaguai

VICISSITUDUNI Da papà Tiziano al signor Boschi

di STEFANO CASELLI – F.Q. 10.08.2018

C’ era una volta il “Giglio magico”, potentissima cerchia ristretta al cui centro sedeva Matteo Renzi. Nel corso degli anni – tra sospette fatture false, voci di soffiate su inchieste e intercettazioni, vicissitudini bancarie e poco amene frequentazioni – la centrale di comando del sistema – complici anche babbi, mamme e braccia destre – si è tramutata in una specie di famiglia passaguai. Ecco perché.

TIZIANO E LAURA RENZI

Babbo e mamma

Il 4 settembre è fissata a Firenze l’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio dei genitori di Renzi. Le fatture sotto inchiesta, risalenti al 2015, sono due. Una, da 20 mila euro più Iva è stata emessa dalla Party Srl, in cui Renzi sr era socio con il gruppo Dagostino, e pagata dalla Nikila Invest Srl, amministrata dalla compagna dell’imprenditore Luigi Dagostino, Ilaria Niccolai. Un’altra, 140 mila euro più Iva, è stata emessa dalla Eventi 6 amministrata da Laura Bovoli. La fattura è stata pagata dalla Tramor, riferibile a Dagostino, per uno studio sul “food” e i trasporti relativi all’outlet The Mall di Reggello. A Roma, Tiziano Renzi è sotto inchiesta per presunto traffico di influenze illecite per la vicenda Consip (vedi alla voce Luca Lotti). La Bovoli è indagata anche Cuneo con l’accusa di bancarotta fraudolenta documentale per operazioni effettuate dalla Eventi 6 con una ditta fallita nel 2014.

LUIGI DAGOSTINO

Il “re degli outlet”

L’inchiesta su Tiziano Renzi e Laura Bovoli coinvolge anche Luigi Dagostino, che deve rispondere, in più rispetto ai Renzi, anche di truffa. Dagostino all’epoca dei fatti era amministratore della Tramor e socio dei Renzi nella Party Srl. Dagostino si trova agli arresti domiciliari, sempre con l’accusa di fatture false, in seguito ad altra inchiesta.

LUCA LOTTI

Il braccio destro e Consip

L’ex ministro dello sport fedelissimo renziano è indagato dalla procura di Roma per favoreggiamento e rivelazione di segreti d’ufficio in relazione all’inchiesta su appalti Consip, la società che si occupa di gran parte degli acquisti della pubblica amministrazione. Secondo i pm Lotti avrebbe rivelato a Luigi Marroni, ex assessore alla sanità della Regione Toscana, promosso da Renzi a capo della Consip, l’esistenza di intercettazioni avviate dalla Procura di Napoli. Marroni sostiene di aver fatto rimuovere le “cimici” dagli uffici Consip per aver appreso in quattro differenti occasioni dal presidente di Publiacqua Firenze Filippo Vannoni, dal generale Emanuele Saltalamacchia, dal presidente di Consip Luigi Ferrara e da Luca Lotti di essere intercettato. Indagato nell’inchiesta è anche Alfredo Romeo. L’imprenditore, tramite la Isvafim, versò lecitamente nel 2014 60 mila euro alla Fondazione Open di Matteo Renzi. Secondo l’accusa Romeo avrebbe avvicinato l’imprenditore fiorentino Carlo Russo, amico di Tiziano Renzi, accusato di traffico di influenze insieme al padre dell’ex premier. Russo avrebbe promesso l’aiuto di Renzi sr all’imprenditore Romeo che, essendo aggiudicatario di parte dell’appalto Consip Fm4 da 2,7 miliardi di euro, temeva di essere penalizzato.

ROBERTO BARGILLI

“Billy” l’autista

Ex assessore a Rignano sull’Arno, è stato l’autista del camper di Matteo Renzi quando nel 2012 si candidò per le primarie nel Pd. Il 7 dicembre 2016 Bargilli (non indagato) telefona a Carlo Russo, ed è una conversazione lapidaria: “Sono Billy, l’autista del camper di Matteo… ti telefonavo… per conto di babbo… (Tiziano Renzi, ndr). Mi ha detto di dirti di non chiamarlo e non mandargli messaggi…”. La Procura di Napoli aveva iniziato a intercettare Tiziano da appena due giorni.

PIERLUIGI BOSCHI

Etruria e Flavio Carboni

Pier Luigi Boschi, papà dell’ex ministro delle Riforme istituzionali Maria Elena, è indagato per bancarotta per il crac di Banca Etruria, di cui era vicepresidente. Il papà della ministra, nel 2014, appena nominato vicepresidente di banca Etruria, nel tentativo di individuare un nuovo direttore generale per sostituire l’ormai ex Luca Bronchi, avrebbe usato canali poco istituzionali rivolgendosi a un conoscente massone piuttosto discusso e poi arrestato, tal Valeriano Mureddu, che lo avrebbe poi messo in contatto con Flavio Carboni, l’ultraottantenne faccendiere transitato in quasi tutte le vicende più misteriose della storia della Repubblica italiana. Pier Luigi per ben due volte si sarebbe messo in auto per raggiungere l’ufficio romano di Carboni e chiedere udienza e consiglio.

Stefano Caselli | il Fatto Quotidiano 10 agosto 2018

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