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“I nostri bimbi nel lager gestito da suore e preti”

“Bambini di quattro anni picchiati, legati e chiusi negli armadietti”: le testimonianze delle mamme, dopo gli arresti e l’inchiesta sulle Angeline: “La direttrice indagata trasferita da Roma a Torino”

di NATASCIA RONCHETTI – il Fatto Quotidiano 4 novembre 2019

LE TELECAMERE MESSE DAGLI AGENTI HANNO FILMATO L’ORRORE. LA DIRETTRICE (SOTTO INCHIESTA) È STATA TRASFERITA IN UNA PRIMARIA DI TORINO, SEMPRE DELLE RELIGIOSE

Il 17 settembre scorso nella scuola materna romana delle Suore Francescane Angeline era prevista una grande festa. Giochi, pasticcini, bibite. Bimbi e genitori – questi ultimi già pronti a fare la colletta per acquistare cibo e bevande – avrebbero dovuto salutare così la direttrice suor Chiara Carnelos, in partenza per Torino per assumere la guida della scuola primaria del capoluogo piemontese gestito dallo stesso ordine. La festa è saltata nel più completo silenzio: non c’è stato bisogno di spiegazioni per annullare tutto.

Sette giorni prima la polizia aveva notificato a due maestre laiche dell’asilo e alla stessa sorella Carnelos un avviso di garanzia; a un’altra religiosa, Suor Lucia, un ordine di custodia agli arresti domiciliari. Atti emessi dalla Procura della Repubblica di Roma, dopo quattro denunce presentate da altrettante famiglie. Tutti per maltrattamenti nei confronti dei bambini, documentati dalle quattro telecamere installate dalla polizia in due stanze dell’asilo. “Ci ha convocati la madre superiora: noi l’abbiamo saputo così”, ricorda Marzia, mamma di una bimba di quattro anni e mezzo. “La suora – prosegue –, si è limitata a dirci: adesso la magistratura farà le indagini, la giustizia il suo corso, ma voi ci conoscete, facciamo questo lavoro da anni… Sembrava caduta dal cielo. Da quel momento tra noi e loro si è interrotto ogni rapporto”.

LA FIGLIA di Marzia è una tra i tanti bambini che sono incappati nelle dure “punizioni” delle maestre laiche e religiose della scuola. Violenti strattonamenti, spinte contro i tavoli, schiaffi, alimentazione imposta con la forza quando qualcuno rifiutava il cibo. C’era chi veniva messo sopra un armadio molto alto, con il rischio di perdere l’equilibrio e cadere: stava lì e non si poteva muovere. A un altro bimbo sono state legate le mani. E poi urla, insulti. E quel “patto” stipulato con i bambini, secondo alcuni genitori: tutti zitti, tutti vincolati al segreto, “sennò Gesù piange”. Un mese di filmati, nel mese di giugno, “e abbiamo scoperto che quello non era un paradiso, come ci appariva ai cancelli, con le suore così sorridenti e gentili: quello era un inferno”, dice Daniele, padre di una bimba di cinque anni e mezzo.

La scuola è in via di Villa Troili, una diramazione dell’Aurelia. Stanze colorate, tanti giochi. È immersa nel verde, ha un grande giardino. Tra i genitori, chi aveva sospetti adesso non si dà pace. È il caso di Marzia, che soffre di stress post-traumatico (“Dopo avere visto i video sono stata anche ricoverata, mi sono sentita male”) e che teme per il futuro di sua figlia, seguita da una psicologa: ci sono giorni in cui la bimba si incupisce, spesso fa fatica a parlare. “Sono un’insegnante di sostegno in una scuola materna, avrei dovuto capire subito e non mi perdono”–dice Marzia -. Mia figlia aveva cominciato a balbettare e aveva comportamenti aggressivi. Più volte ho chiesto spiegazioni alle suore: ogni volta una scusa diversa. Suor Chiara a un certo punto ha ribaltato tutto su di me, dicendomi che il problema ero io: iperprotettiva”. Suor Chiara adesso è a Torino, un trasferimento deciso durante l’estate e comunicato il 28 agosto scorso ai genitori. La madre superiora della confraternita torinese, che filtra le telefonate, si rifiuta di rispondere alle domande del Fatto.

Sul sito della scuola primaria sono arrivati messaggi dei genitori dei bimbi che frequentavano la materna romana. Tutti allarmati: temono che a Torino possano verificarsi altri abusi. “Genitori, aprite gli occhi”, scrive Emanuele. “Da poco una suora sarà a capo di questa scuola, peccato che la persona che verrà a dirigerla è indagata a Roma…Parliamo di maltrattamenti fisici e psicologici…”, incalza Lucrezia. La scuola dell’infanzia delle suore Angeline accoglieva, prima che venisse a galla l’inchiesta, 54 bambini, tra i quali figli di persone che lavorano alla Cei o a TV2000, l’emittente controllata dalla stessa Conferenza episcopale. Molti sono stati ritirati. Ma fino a poco tempo sembrava che, in fondo, tutto filasse liscio. C’era anche il “Cantiere dell’educazione”: incontri tra genitori, sacerdoti, psicologi, maestre. Tre volte all’anno così. E poi tante riunioni per coinvolgere le famiglie. “Arrivavano anche terapeuti di fama –dice Daniele . Ci insegnavano come educare i nostri figli, ci mostravano quali problemi potevano sorgere con un contatto troppo prolungato con le tecnologie digitali”. C’era la consulenza, a pagamento, di un gruppo di psicoterapeuti convenzionati con la scuola, per i genitori i cui figli manifestavano disagio. “Ci spedivano tutti quanti a fare terapia – ricorda Gaia, mamma di un bimbo di quattro anni e mezzo -. Anche io e mio marito ci siamo andati, perché le suore mi avevano detto che mio figlio soffriva di ansia d’abbandono. Secondo loro la responsabilità era nostra perché, lavorando entrambi, non eravamo sufficientemente presenti. Anzi, la colpa era soprattutto mia, mi dissero che mio figlio era vittima della mia ansia da prestazione professionale”. Gaia non riesce a togliersi dalla mente l’immagine di un bambino che viene violentemente scosso fino a cadere per terra. La polizia le ha fatto vedere il filmato. Quello e gli altri che “testimoniano – osserva – come le punizioni peggiori scattassero nel refettorio, quando i bambini non mangiavano. C’era un motto: bocca chiusa e piatto pulito. I bimbi non potevano nemmeno andare in bagno. Tutti i video mostrano un clima di terrore, soprattutto in mensa: se un bimbo veniva punito, gli altri continuavano a mangiare a testa bassa, come se tutto fosse normale. Abbiamo iniziato un percorso terapeutico, io e mio marito vogliamo verificare la profondità del trauma subito da nostro figlio e ricostruirci”.

Gli effetti dei maltrattamenti, quando i bimbi erano a casa, emergevano nei modi più disparati. “Mia figlia non riusciva ad andare in bagno – ricorda Daniele -, mostrava un insolito rifiuto per alcuni alimenti. Dopo ci ha parlato di botte. E sembrava che le considerasse normali: come se per lei ormai la scuola volesse dire esattamente quello. Ciò che ci fa più male è che queste persone continuano a esercitare. Le due maestre laiche indagate sono state allontanate. Ma le suore hanno continuato la loro attività come se niente fosse”.