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Confronto scomodo (Alberto Antonini)

Adesso però basta. Cioè, ci sta tutto, ma anche no. Stiamo parlando ancora di Sebastian Vettel

Stavo leggendo il sito di un quotidiano austriaco e, fra un fatto di cronaca rosanera e un annuncio per ridurre il grasso addominale, mi sono capitati sotto gli occhi ben due titoli, in pochi centimetri quadrati, sullo stesso argomento: “Gli errori di Vettel” e “Vettel sotto pressione”.

Allora: non rinnego una sillaba di quanto scritto finora, sul fatto che Seb non sia il miglior Seb di sempre, sul suo ‘overdriving’ e sul confronto già scomodo con Leclerc. Dico solo che non ha senso prendersela con un solo uomo se, dopo due gare, le cose stanno come stanno.

Sebastian Vettel, da essere umano che ho conosciuto, ha diversi difetti: è testardo come un tedesco, ha l’umorismo di un tedesco, ascolta musica tremenda e crede che sia cool portare i pantaloni corti a trentadue anni, con la foresta amazzonica sulle gambe. E questi sono solo alcuni esempi.

Però, in questo momento, per me è uno sportivo in un momento difficile, che fra l’altro se la tira meno di Icardi. E anche se fa finta di fregarsene di quello che scrivono i giornali, sa benissimo cosa c’è sulle pagine scritte nella sua lingua e nella nostra.

Quando ero in Ferrari, nemmeno un anno fa, cercavo di spiegare ai colleghi giornalisti che, al di là degli errori di pilotaggio, i problemi della stagione dipendevano anche da una vettura non perfetta. La risposta era invariabilmente: “Sì, vabbe’ (erano colleghi romani), dici così per coprire le cazzate del tuo pilota”. Invece dicevo così perché era vero.

Purtroppo il tiro al bersaglio facile è uno sport in cui non eccellono solo gli austriaci. Mi ricordo un leggerissimo titolo di quotidiano italiano, all’epoca in cui ero un giovane praticante di redazione. Diceva: “La Ferrari ha un cancro: Prost”. Era il 1991. Prost venne rimosso prima del tempo, ma il paziente non guarì, per altri nove anni.

Vi confido una cosa in un orecchio: non è stato Vettel a provocare il guasto all’iniettore di Leclerc, in Bahrain. E ve ne dico un’altra: se la Ferrari fosse perfetta, avrebbe già vinto.

Magari lo diventerà, ma devono lavorarci tutti, compreso Seb. Io almeno la penso così. Voi?
FP | Alberto Antonini