L’OLIO GIUSTO – il Test di Altroconsumo (2015)

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Eccellenza del nostro Paese, esce bene dal test l’extravergine nazionale. Ma anche quello che viene dall’estero si difende. Bocciato un biologico.

I marchi in vendita sono tantissimi, i prezzi variano molto e i prodotti biologici, spesso più cari, fanno promesse difficili da verificare per chi non è un esperto. A due anni di distanza dall’ultimo test siamo tornati a valutare la qualità dell’olio extravergine di oliva, analizzando 21 prodotti venduti al supermercato, e – a titolo di confronto – due oli Dop (con denominazione di origine protetta), cioè legati da un disciplinare a una precisa zona e modalità di produzione. La zona da cui provengono i due Dop – che abbiamo scelto non a caso – è quella colpita dall’emergenza Xylella, un’infezione delle piante legata a un batterio che sta mettendo a dura prova la coltivazione degli ulivi in una zona della Puglia.
Sulla Xylella c’è giustamente molta preoccupazione, ma una cosa va detta, il problema non riguarda tutta la Puglia né soprattutto danneggia la qualità dell’olio pugliese, nemmeno quello prodotto nelle zone colpite. Infatti i due Dop salentini inclusi nel test sono risultati di buona qualità.

Oro mediterraneo
Non si fa che parlare dei benefici della dieta mediterranea e delle ottime proprietà dei suoi grassi, olio extravergine di oliva in testa. Il fatto di godere di una buona stampa ha contribuito a far aumentare in maniera consistente i consumi di olio di oliva sia in Italia sia nel resto d’Europa. D’altro canto l’olio extravergine costituisce una materia grassa dal costo piuttosto elevato e quindi è naturalmente più soggetta a frodi.
Ancor più forse in un’annata come quella scorsa, in cui il clima estivo mite e le abbondanti precipitazioni hanno favorito la diffusione della mosca olearia in molte zone deputate alla produzione, mentre la Puglia nella zona del leccese è stata funestata dall’attacco della Xylella. Secondo i dati diffusi a fine 2014 dal Consiglio Oleicolo Internazionale, la produzione mondiale 2014-2015 avrebbe subito un calo del 19% rispetto all’annata precedente, calo che in Italia si sarebbe attestato intorno al 35%.

C’è da fidarsi?
I dubbi più frequenti che riguardano l’extravergine hanno a che vedere con la sua genuinità, anche in relazione a prezzi che spesso sembrano troppo bassi per oli che vogliano definirsi di buona qualità. Esistono regole precise, che determinano quale denominazione può avere l’olio in base al procedimento con il quale è ottenuto. Gli oli di oliva vergini sono quelli ottenuti esclusivamente mediante processi meccanici o fisici in condizioni che non causano alterazione dell’olio: le olive non devono perciò aver subito alcun trattamento diverso dal lavaggio, dalla decantazione, centrifugazione e filtrazione. Rispettati questi parametri, un olio è extravergine se ha una serie di caratteristiche previste per questa categoria, tra cui una acidità pari al massimo a 0,8 g per 100 g. Se l’acido oleico, che determina l’acidità, è compreso tra 0,8 e 2 g per 100 g si parla di olio vergine di oliva; sopra i 2 g per 100 g l’olio viene definito lampante, e come tale non usato per la nostra alimentazione.

Da dove vengono le olive?
Tra le indicazioni che, come vedremo nelle prossime pagine, è obbligatorio riportare in etichetta, per gli extravergini vi è l’indicazione di origine. Così si possono avere oli ottenuti in Italia, in un altro Stato membro dell’Unione europea o in un paese terzo. È possibile anche che l’olio sia una miscela di oli di oliva originari dell’Unione europea o non originari dell’Ue, ma generalmente sempre provenienti da Paesi dell’area mediterranea. In questo test si conferma una tendenza rilevata anche nell’analisi precedente, che vede diversi degli oli prodotti con olive 100% italiane eccellere nelle prove di qualità. Con qualche eccezione.

Le frodi più comuni
Nell’attività esercitata nel 2014 dall’Ispettorato Centrale della Qualità e della Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), per quel che riguarda l’olio, su 8.100 prodotti controllati il 7,2% è risultato irregolare: nel corso delle ispezioni sono stati effettuati sequestri per un valore complessivo di quasi 9 milioni e mezzo di euro. Tra i principali illeciti emersi vi sono la commercializzazione come extravergine di oliva di oli ottenuti per miscelazione con oli lampanti e deodorati o con oli di semi; oli extravergini e vergini di oliva risultati all’analisi chimica o all’esame organolettico di categoria inferiore al dichiarato; commercializzazione come olio extravergine di oliva italiano da agricoltura biologica di prodotti privi della certificazione prevista e di provenienza estera; infine, anche violazioni delle norme sull’etichettatura.

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Qualità sotto la lente
Nel nostro test, tre campioni sono provenienti da agricoltura biologica (Monini Bios, Almaverde ed Esselunga), mentre altri quattro si dichiarano 100% italiani (Agride, Carapelli, Dante, Coop). Gli altri campioni rappresentano i prodotti più diffusi sul mercato, commercializzati generalmente con la dicitura “classico”. Con le nostre analisi abbiamo compiuto verifiche su tre fronti: la qualità, la presenza di eventuali frodi e la presenza di sostanze inquinanti. Inoltre abbiamo analizzato le etichette dei prodotti per capire se le informazioni riportate sono conformi con quanto previsto dalla legge, ma anche alla ricerca di informazioni ulteriori, non obbligatorie, utili al consumatore per poter fare una scelta consapevole.

IL TEST - Click per ingrandire
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Brutta sorpresa: un olio non è extra
Le analisi di laboratorio non hanno riscontrato la presenza di frodi. Per quanto riguarda l’acidità, parametro fondamentale per definire un olio extravergine, la legge dice che deve essere inferiore allo 0,8%. Abbiamo assegnato un giudizio ottimo a sei prodotti che presentavano un’acidità inferiore allo 0,2% e buono a 13 oli che si attestavano tra lo 0,2 e lo 0,4%. Abbiamo assegnato solo la sufficienza ai prodotti che stanno tra 0,4% e 0,6%. L’ossidazione, processo naturale , è accelerata in presenza di ossigeno e metalli pesanti, con la luce e le alte temperature. L’unico giudizio solo sufficiente è quello attribuito a Almaverde Bio, che presentava un numero di perossidi che riteniamo un po’ troppo alto, seppure inferiore al limite di legge. Buona è

COME LEGGERE LA TABELLA
COME LEGGERE LA TABELLA

risultata mediamente la qualità delle olive e non abbiamo trovato tracce di contaminanti in nessuno dei prodotti.
Ma sulla prova di assaggio uno degli oli mostra la corda e perde la possibilità di correre per il titolo di Migliore Acquisto. Si tratta di uno dei prodotti biologici, Almaverde Bio 100% italiano che, secondo il giudizio di un panel di assaggiatori professionali (con certificazione di legge), presenta un sentore di rancido che ne impedisce la classificazione come extravergine.
Questo è un difetto non da poco, a maggior ragione visto che il prodotto ha il prezzo al litro più elevato del test e che la dicitura biologico spinge spesso i consumatori a ritenere che la qualità debba essere migliore.
Nessuno dei campioni conquista comunque un giudizio ottimo in questa prova, la maggior parte è appena accettabile e solo quattro meritano una valutazione pienamente positiva: un olio comunitario (De Santis), due oli italiani (Carapelli e Agride) e un olio biologico (Monini Bios).

Informazioni stringate
Se le indicazioni obbligatorie sono ormai talmente poche e semplici che tutti i prodotti vi si adeguano, sono invece scarse le informazioni facoltative fornite. Monini è l’unico a indicare una temperatura ottimale di conservazione, compresa tra i 15 e i 20 °C, mentre sono molti i produttori che segnalano correttamente di richiudere bene la bottiglia dopo ogni utilizzo. Nonostante la situazione sia decisamente migliorata rispetto allo scorso test, continuiamo a trovare prodotti in bottiglie trasparenti (ben sei: Bertolli, Carapelli, Farchioni, Coop, Carrefour, Frantoio della Rocca). Il contenitore ideale è invece in un materiale in grado di filtrare la luce, come la latta o il vetro scuro. Solo metà dei prodotti danno indicazioni sulle modalità di consumo (uso a crudo e/o a cotto), e pochissimi suggeriscono l’abbinamento ideale dell’olio con i cibi. I giudizi peggiori sono stati assegnati a Sagra, che non rispetta le norme sull’indicazione di origine delle olive che dovrebbe comparire sul fronte della confezione, e a Primadonna (Lidl) e Almaverde Bio che hanno le etichette più povere di informazioni.

Il problema della Xylella
Benché il nostro test abbia promosso i due oli Dop salentini, il problema della Xylella è grave e resta. Il batterio, la Xylella fastidiosa, ha attaccato gli ulivi di una parte della penisola salentina, in corrispondenza della provincia di Lecce. L’infezione del batterio, trasportato da un insetto, comporta il disseccamento rapido dell’olivo, ma non solo: oltre 300 specie di piante sono suscettibili. Il ceppo identificato in Puglia è ritenuto una nuova variante genetica della sottospecie Pauca, per la quale la potenziale gamma di piante ospiti è ancora poco chiara, ma, vista la sua presenza confermata (olivi e susini) e potenziale (agrumi, viti) e l’ampia diffusione degli insetti vettori, il rischio di ulteriore diffusione del parassita in altre parti d’Italia e nel resto dell’Unione europea è molto elevato. Le misure di emergenza messe in campo dalle istituzioni europee per prevenire l’ulteriore diffusione del contagio sono volte non tanto all’eradicazione del batterio, ormai giudicata impossibile nelle zone già colpite, quanto al suo contenimento. L’intera provincia di Lecce, dichiarata zona infetta, è circondata da un’ampia zona cuscinetto di 20 km, adiacente alle province di Brindisi e Taranto, esente dal batterio. Ma è stata anche stabilita una zona di sorveglianza con un raggio di 30 km intorno alla provincia di Lecce per l’individuazione precoce di eventuali nuovi focolai. Uno è stato scoperto a Oria, in provincia di Brindisi, nel marzo del 2015. Qui sono state previste regole di eradicazione più severe: il taglio raso di tutte le piante ospiti del batterio (11 specie e 2 generi) indipendente dal fatto che siano o meno state colpite da Xylella, che si trovano nel raggio di 100 metri intorno alle piante infette.

IL NOSTRO TEST

Un panel di esperti ha assaggiato gli oli per valutarne la qualità. La prova di assaggio è regolamentata per legge e va svolta secondo precise regole, oltre che nel rispetto dell’anonimato dei prodotti.

1BICCHIERINO COLORATO
Il colore dell’olio non ha nulla a che fare con la sua qualità. Perché il giudizio si concentri solo su pregi e difetti evidenziati con l’olfatto e con il gusto, l’olio viene presentato agli assaggiatori in un bicchierino scuro.

2TEMPERATURA
Prima dell’assaggio l’olio viene scaldato per fargli raggiungere e mantenere la temperatura di 28 °C, considerata ottimale per la percezione delle caratteristiche di olfatto e sapore.

3-3PRIMA IL NASO
Dell’olio viene valutato prima di tutto l’odore, solo in un secondo momento si passerà all’assaggio. In questo modo è possibile valutare entrambe le caratteristiche per poi compilare la scheda di valutazione del prodotto.

4-4PREGI E DIFETTI
Sulla scheda si indica l’intensità di percezione dei pregi e dei difetti. Per poter essere classificato come extravergine, un olio deve avere un valore 0 come mediana dei difetti, mentre l’attributo positivo “fruttato” deve essere superiore allo 0.

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One thought on “L’OLIO GIUSTO – il Test di Altroconsumo (2015)

  1. mike il said:

    Al solito hanno fatto una grande porcata alla U.E. e ci rimette sopratutto l’Italia… i nostri politici tanto bravi e tanto buoni non riescono ad imporsi e alla fine siamo noi italiani che ci rimettiamo….

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