Fumus paraculonis (Marco Travaglio)

I senatori del Pd che hanno salvato Minzolini votando contro la sua decadenza imposta dalla legge Severino e dall’interdizione dai pubblici uffici o dandosi alla macchia per abbassare il quorum avevano tre opzioni per sfuggire alla furia degli eventuali elettori.

  • 1) Darsi malati o afoni per non rilasciare dichiarazioni.
  • 2) Raccontare di essersi sbagliati a votare.
  • 3) Iscriversi ufficialmente a Forza Italia, Ala o Ncd.

Invece le volpi hanno peggiorato la loro già imbarazzante condizione vantandosi del salvataggio dell’ex Direttorissimo condannato a 2 anni e mezzo per peculato: la classica toppa peggiore del voto.

Luigi Zanda. “Abbiamo lasciato libertà di coscienza. È offensivo che chi ha votato per Minzolini sia additato come colpevole di voto di scambio dopo Lotti”. La coscienza non c’entra nulla: nel luglio scorso, in Giunta per le immunità, il gruppo Pd di cui Zanda è il capo stabilì unanime che Minzolini doveva decadere e “il tema del fumus persecutionis” sollevato da FI è “ultroneo” perché “la procedura è finalizzata ad accertare la sussistenza di una causa di incandidabilità”, cioè la presa d’atto della decadenza del senatore condannato a più di 2 anni. Giovedì in aula i senatori del Pd necessari a salvare Minzolini hanno cambiato idea all’indomani del salvataggio di Lotti con i voti decisivi di Ala e, per sicurezza, di FI. Scherzi della coscienza.

 

Luigi Manconi/1. “Stimo Sinisi perché ho collaborato proficuamente con lui quando è stato sottosegretario all’Interno dal 1996-‘99. Ma ritengo sbagliato che, dopo una lunga carriera politica nelle file del centrosinistra, non si sia astenuto quando si è ritrovato a far parte della Corte d’Appello chiamata a giudicare uno dello schieramento avversario”. Il giudice Giannicola Sinisi, ex deputato Ppi, è uno dei 3 giudici d’appello che hanno condannato Minzolini con una sentenza poi confermata da 5 giudici di Cassazione. In quel collegio d’appello non era né presidente né relatore della sentenza (scritta da un altro giudice). Il processo non era al senatore Minzolini, ma al direttore del Tg1 Minzolini per un banale scandalo di spese private (65 mila euro) pagate con la carta di credito della Rai. Se Minzolini e il suo avvocato Franco Coppi avessero dubitato dell’imparzialità di Sinisi gli avrebbero chiesto di astenersi o l’avrebbero ricusato: non l’hanno fatto. E la sentenza che ha fatto scattare la Severino non è quella d’appello, ma di Cassazione, che nessuno ha mai contestato.

Luigi Manconi/2. “Lo so, l’umore popolare lo vede come un quarto grado di giudizio. Ma la politica non può essere subalterna al sentito dire: altrimenti forse dovremmo reintrodurre la pena di morte domattina”. Quindi una sentenza definitiva è un “sentito dire”? E 2 anni e mezzo per peculato sono come la pena di morte? Urge antidoping. ARTICOLO INTERO SU IL FATTO QUOTIDIANO IN EDICOLA OGGI

condividiShare on Facebook6Share on Google+1Tweet about this on Twitter0Pin on Pinterest1Share on LinkedIn0Share on Tumblr0Digg thisEmail this to someone

I commenti sono chiusi.